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Il soggiorno a Roma (1265-1268): l'origine della Summa Theologiæ
Dal 1265 Tommaso è assegnato al Convento di S. Sabina, a Roma, per fondarvi uno studio generale per la formazione dei frati. Qui, forse, riprese il suo commento alle Sententiae come corso fondamentale di teologia, ma poi abbandonò questa metodologia per offrire ai suoi confratelli una sintesi teologica di più vasto respiro, un progetto teologico del tutto innovatore rispetto al passato e allo schema delle stesse Sententiae. Questa è l'origine del grandioso progetto della Summa theologiae, la sintesi organica di teologia che egli scrisse, senza fornirla di titolo, per i principianti nello studio della teologia, opera che lo occuperà fino alla morte e che resterà incompiuta alla q. 90, a. 4 della terza parte. Suddivisa in questioni e articoli, fa larghissimo uso di testimonianze filosofiche, bibliche e patristiche e del metodo delle obiezioni (i pro e i contra già sperimentati nel commento alle Sentenze). Fino al 1268 T. scrisse la prima pars dell'opera. La prima secundae sarà scritta a Parigi nel 1270, mentre la secunda secundae, sarà terminata solo alla fine del 1271. La tertia pars, cominciata a Parigi nel 1271-1272, fu continuata, poi, a Napoli fino a quel fatidico 6 dicembre del 1273, data nella quale T. cessò da ogni sua attività intellettuale. Il cosiddetto supplementum della Summa fu composto, invece, da discepoli di T., sulla base del commento alle Sentenze del Maestro.
La Summa è strutturata secondo un complesso piano redazionale; è divisa in tre grandi parti: nella prima si parla di Dio; nella seconda, divisa in due parti, del movimento della creatura verso Dio; nella terza si parla del Cristo che, nella sua umanità, è la via che conduce verso Dio, mèta ultima. La prima pars è a sua volta organizzata in tre sezioni: le realtà che attengono all'essenza di Dio (qq. 2-26), ciò che riguarda la distinzione delle Persone divine (qq. 27-43) e la modalità con cui le creature procedono da Dio (qq. 44-119), e cioè la creazione (qq. 44-46), la distinzione delle creature (qq. 47-102), gli angeli (qq. 50-64), l'opera creatrice dei sei giorni (qq. 65-74) e l'uomo (75-102), per giungere, infine, al modo in cui Dio governa la sua creazione, sia direttamente che attraverso le cosiddette cause seconde (qq. 103-119). La secunda pars contiene due grandi sezioni che si occupano del reditus dell'uomo verso Dio, suo fine ultimo; le qq. 1-5 sono dedicate, anzitutto, all'identificazione di tale fine ultimo: la beatitudine; la prima secundae si occupa, invece, degli atti umani, cioè dei mezzi attraverso i quali l'uomo raggiunge il fine ultimo della beatitudine (qq. 6-89). E' una trattazione particolareggiata e vastissima che esamina gli atti umani volontari e liberi, cioè capaci di essere buoni o cattivi (qq. 6-21) e le passioni dell'anima (qq. 22-48). In seguito si evidenziano, nelle qq. 49-89, le caratteristiche interne che qualificano le potenze dell'uomo, le virtù e i vizi in genere; infine si parla dei principi esterni che hanno il loro influsso sull'agire dell'uomo: la legge (qq. 90-108) e la grazia (qq. 109-114). Nella secunda secundae T. analizza in profondità i dati teologici esposti nella prima secundae, cioè le virtù teologali (qq. 1-46) e le virtù cardinali (qq. 47-170), evidenziando per ognuna le caratteristiche proprie e i peccati contrari. Infine, tratta dei carismi e degli stati di vita, vera ricchezza dell'organismo ecclesiale (qq. 171-189). Nella tertia pars, la cristologia è il cammino metodologico scelto da T. per condurre i suoi lettori alla considerazione dei risultati dell'opera compiuta da Dio nella storia umana. Qui emerge, potentissima, la fondazione biblica e patristica del suo pensiero. Le qq. 1-59 hanno per oggetto lo studio del mistero di Cristo che dona la salvezza agli uomini; in particolare il Cristo in sé e nel mistero dell'incarnazione (qq. 1-26) e ciò che egli ha compiuto nell'intero mistero pasquale (qq. 27-59): è una vera e propria teologia dei misteri della vita di Gesù. Nella seconda sezione di questa tertia pars si studiano i sacramenti che fanno sperimentare la salvezza cristologica all'uomo. Vengono presi in considerazione i sacramenti in genere (qq. 60-65), e poi i singoli sacramenti fino a quello della penitenza (qq. 66-90); ed è a questo punto che il grandioso progetto teologico di T. si arresta e rimane incompiuto per la sua morte repentina. La sezione finale si sarebbe dovuta interessare del fine ultimo nei suoi contenuti: cioè della vita eterna, della resurrezione, della visione di Dio etc.
Questo schema dell'exitus a Deo e del reditus in Deum che T. ha già espresso nel Commento alle Sentenze e che si trova, ora, nella Summa, soprattutto nelle prima e secunda pars, pur avendo reminiscenze neoplatoniche, almeno categoriali, è stato evidentemente piegato alle esigenze della storia della salvezza, nel senso che è proprio l'oeconomia salutis ad avere al suo interno uno schema analogo, ed è da considerarsi dunque un disegno biblico-cristiano. La teologia di T., pertanto, non lo ha autonomamente prodotto, ma lo ha dedotto, adattandovisi, dalla stessa storia della salvezza in cui esso si trova. Il che significa che lo scopo della Summa era di evidenziare la realtà con l'ottica divina del principio e della finalità di tutte le cose, cioè così come Dio stesso la concepisce (Dio soggetto della teologia!). In tale schema può, evidentemente, rientrare anche la tertia pars, con la sua la cristologia, che non viene, quindi, ridotta al ruolo di causa strumentale del ritorno del tutto, uomo e cosmo, a Dio. Il reditus, infatti, avviene per mezzo di Cristo non in modo solo strumentale, ma nel senso che in Lui il piano di Dio arriva al suo compimento, proprio attraverso l'incarnazione e tutte le opere del Verbo divino incarnato nella storia umana. In tal modo il fine ultimo tocca il fine primo delle origini o, che è lo stesso, l'escatologia risponde perfettamente alla protologia. La ricerca del disegno creativo e redentivo di Dio ha impegnato profondamente T. che ha creduto, finalmente, di averlo intuito nelle sue linee maggiori. Nei tempi successivi l'importanza di questo schema metodologico fu sottovalutata, in quanto si preferì utilizzare soprattutto la parte teologico-morale della Summa (la secunda pars), peraltro in modo fortemente sintetizzato, tralasciando, purtroppo, le parti più dogmatiche dell'opera.
Nel periodo di residenza a Roma T. compose o portò avanti anche altre opere già iniziate: la citata Catena aurea, le questioni disputate De Potentia, in cui si analizza prima il dato della potenza divina in tutti i suoi aspetti, per poi trattare temi trinitari; la Quaestio disputata De anima, il De spiritualibus creaturis, riguardante gli uomini e gli angeli; ancora, il Compendium Theologiae, opera incompiuta, scritta su richiesta del suo carissimo e fido socius continuus fr. Reginaldo da Piperno, suo assistente e primo segretario, autore di molte reportationes dai corsi di T., nonché confessore in punto di morte del Maestro ed erede e diffusore delle sue opere. L'opera è mirabile per sintesi, semplicità e relativa brevità. Sempre di questo periodo sono le risposte brevi che T. dà a coloro che lo interpellano, spesso confratelli o Maestri generali dell'Ordine, su questioni teologiche dibattute: Responsio de 108 articulis, De forma absolutionis, Responsio de 30 articulis e la Responsio de 43 articulis, in cui con molta franchezza dichiara non teologiche o teologicamente irrilevanti le questioni relative ad es. alla localizzazione dell'al di là, specialmente dell'inferno, il De regno ad regem Cypri, incompiuto, in cui tratta di politica in senso pedagogico e morale. Infine cominciò a scrivere la Sententia Libri de anima, commentario, probabilmente per propria utilità, al De anima di Aristotele, nel quale utilizza le ultime traduzioni latine del grande filosofo.
© 1.2.2001, P. Tommaso Stancati OP.
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